Educazione spirituale

Quando si parla di educazione spirituale, si corre spesso il rischio di essere fraintesi. Il nostro tempo tende a ridurre lo spirito a psiche da un lato e religione dall’altro, trascurandone la specificità e non ponendo attenzione al suo sviluppo. Pur consapevole che è molto difficile affrontare in teoria quella che è una dimensione fondamentalmente esperienziale, vorrei comunque tentare di fornirvi qualche spunto di azione e di riflessione. È significativo che in questo campo la pratica risulti molto più semplice della teoria, perciò vi farò anzitutto degli esempi.

Così come il corpo, anche lo spirito, per sviluppare la resilienza, ha bisogno di esercizi. Esercitare lo spirito significa fare esperienza di alcune dimensioni particolari, quali il ritmo, l’attesa, il rito.

Pensiamo al Natale: lo precedono le settimane d’Avvento, fatte di preparativi, lavoretti, prove di canti, poi la festa, che ogni famiglia celebra con piccoli riti che si ripetono uguali negli anni.

La ripetizione è fondamentale, perché sottolinea la ritmicità, consente ai bambini di vivere l’attesa, ogni anno uguale eppure sempre diversa, perché nel frattempo sono cresciuti e sperimentano le stesse cose in modo diverso. Tutto qui? Sì, tutto qui, ma, una volta che ne avete compresa la profonda funzione di “ginnastica spirituale”, lo riterrete fondamentale.

Per questo, anche se non siamo religiosi, cerchiamo di dare ai nostri bambini la possibilità di vivere feste e ricorrenze sperimentando queste dimensioni. Si possono festeggiare con particolare solennità i compleanni, oppure degli eventi della vita familiare, come il “compleanno della casa”, oppure l’inizio di ogni stagione.

Sottolineiamo la festa curandone la preparazione con piccole decorazioni, prepariamo un menù speciale, che magari si ripete uguale negli anni. Non c’è bisogno né di molto tempo né, tanto meno, di molto denaro, ma solo di un po’ di fantasia. Potete pescare a piene mani dalla tradizione familiare e popolare, magari reinventandola o risignificandola, oppure inventare di sana pianta.

In casa nostra, per esempio, mia figlia ha proposto qualche anno fa che i regali di compleanno venissero nascosti, così che la mattina della festa si trasforma in una appassionante caccia al tesoro.

Mettere al centro la festa non significa dimenticare la dimensione del silenzio e del vuoto. Tutto sta nel come proporla ai bambini. Una ricorrenza particolarmente amata dai miei figli (e vissuta senza alcuna paura o angoscia) è proprio il 2 novembre. Abbiamo recuperato l’uso antico delle nostre parti e la sera di Ognissanti lasciamo in un angolo della stufa alcune castagne. Nella notte si dice che i morti tornino nelle case per far visita a coloro a cui hanno voluto bene e mangiare il cibo che è stato loro lasciato. Noi ci abbiamo aggiunto un uso siciliano (dai racconti d’infanzia della nonna), per cui, in cambio delle castagne, i bisnonni ci lasciano un bel cesto sul tavolo, contenente i primi agrumi della stagione (le primizie) e un sacchetto di bulbi da fiore. Quest’ultimo dono è un uso di nostra invenzione, ma pensate al fatto che questi bulbetti, messi sotto terra il 2 novembre, fioriscono proprio per Pasqua: che cosa aggiungere a un messaggio tanto chiaro?

Molto bello è quando questi riti familiari diventano condivisi da una comunità, soprattutto oggi che le occasioni di festa tradizionale vanno sempre più perdendosi.

Cinque anni fa, solo la nostra famiglia festeggiava san Martino, con un giretto in giardino con le nostre lanterne di carta. Si sono aggiunti via via bambini e adulti e lo scorso anno un centinaio di persone ha attraversato il bosco con torce e lanterne in un emozionante percorso che è culminato in un falò con tisane, frittelle e piccolo spettacolo teatrale! Le esperienze ricche sono incredibilmente contagiose.

Per approfondire un argomento tanto delicato e interessante, molto meglio di quanto abbia fatto io in queste poche righe, vi suggerisco il libro di Marieke Anschütz, Educazione religiosa. Suggerimenti per la vita con i bambini, Aedel Edizioni, Torino. Trovate suggerimenti anche per un’educazione spirituale laica. Non hanno a che fare con questo discorso, invece, i lavori di Maria Montessori sull’educazione religiosa: il suo obbiettivo è proprio di carattere confessionale, molto lontano da quanto qui abbiamo trattato.

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