Ora e sempre resilienza!

Sapete cos’è la resilienza? In psicologia indica la capacità di far fronte ai colpi della vita senza soccombere, anzi rendendoli occasioni di crescita.

Dato che ci è impossibile proteggere i nostri figli dalle avversità, la cosa migliore che possiamo proporci è quella di sviluppare in loro al massimo grado questa capacità.

Ma come si fa a produrre la resilienza? Non cercate la risposta nei manuali di psicologia o di pedagogia, ma in quelle straordinarie opere pedagogiche che sono le autobiografie, in particolare laddove persone qualsiasi si sono trovate a vivere esperienze fuori dal comune e riflettono su cosa è venuto loro in soccorso. I racconti relativi alla seconda guerra mondiale sono particolarmente significativi e mi hanno suggerito alcune riflessioni.

Gisella Floreanini è stata la prima donna ministro d’Italia, nel governo della Repubblica dell’Ossola. Durante il rastrellamento tedesco è costretta a scappare, attraversando le montagne che separano Domodossola dalla Valsesia, con un paio di scarponi stretti ai piedi:”Camminammo per trenta giorni. Anzi, di giorno stavamo nascosti e di notte facevamo le valli passando sulle montagne. Attraverso cinque contrafforti sui quali in quell’inverno spaventoso era già caduta la neve, riuscimmo a raggiungere la Valsesia. Fui l’unica donna a fare la traversata, ma non è merito solo mio. È merito di mio padre che ci aveva dato un’educazione molto anglosassone, molto sportiva. Se non avessi avuto quella educazione non sarei mai riuscita a fare i contrafforti”.

Il primo, fondamentale aspetto della resilienza, senza il quale gli altri sono inutili, è evidentemente la robustezza fisica, fatta di forza, salute, agilità. Questo è il primo obiettivo che dobbiamo porci. E non è possibile in alcun modo ridurlo a poche ore di sport. Richiede un adeguato stile di vita.

Ma la robustezza fisica da sola non basta. Mario Rigoni Stern, reduce dalla campagna di Russia, alla forza fisica e alle abitudini insegnategli da bambino, aggiunge un altro elemento: “I miei Natali di cinquanta e più anni fa erano fatti di un focolare sempre acceso con legna secca, e tanta gente per la casa; e ancora serbo il fascino della candelina accesa davanti alla grotta della Nascita, mentre per le strade innevate passavano e ripassavano i cori, e io non volevo dormire perché al di là dei vetri istoriati dal ghiaccio, sul davanzale di pietra, c’era la mia scarpina con i chiodi da neve dove nella notte i Re Magi avrebbero deposto due mandarini, quattro datteri e un pezzo di cioccolata.”

In queste meravigliose righe, traspare un’altra forza, quella dell’animo, dello spirito, se volete, senza però sovrapporre in alcun modo quest’idea alla pratica confessionale. Si tratta di un’educazione all’attesa e al rito, alla festa e al silenzio, che sta alla base dell’educazione religiosa, ma che non si può ridurre ad essa, perché può benissimo essere patrimonio anche di educazioni laiche.

Il corpo, lo spirito, quale obiettivo possiamo, invece, porci per la mente? Nell’esperienza estrema dei campi di concentramento, un reduce mi raccontava che, per lui, la salvezza era stata la capacità di imparare rapidamente il tedesco e di proporsi per ogni lavoro richiesto, anche quelli che non sapeva fare, ma in cui riusciva in fretta ad acquisire le cognizioni di base. Mi ha ricordato una conferenza cheHeinz von Foerster, studioso di cibernetica, tenne tanti anni fa all’università di Milano, dal titolo: “Imparare ad imparare”. Possiamo dire che tutto il lavoro pedagogico si racchiude in questa semplice formula. L’unico vero obiettivo educativo è quello di far sì che il bambino sia in grado di sviluppare delle strategie efficaci per apprendere di volta in volta ciò di cui ha bisogno. I singoli contenuti traggono la propria validità dal favorire o meno questo processo di arricchimento metacognitivo.

Quando ci troviamo a valutare una scuola, un percorso educativo, un corso per i nostri figli, teniamo a mente questi tre obiettivi: robustezza fisica, forza d’animo, disponibilità ad imparare, e chiediamoci quanto verranno tenuti in conto.

Quanto a ciò che possiamo fare da subito come genitori, vi posterò nei prossimi giorni qualche semplice idea.

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