Le radici della storia

Un percorso didattico originale, che dia soddisfazione a chi insegna, a chi apprende e persino agli esaminatori, è una tale rarità che merita di essere condiviso. Quest’anno abbiamo cominciato ad affrontare lo studio della storia e l’abbiamo fatto in un modo del tutto particolare.
L’obiettivo fondamentale dell’insegnamento di questa disciplina nella scuola elementare non è affatto la memorizzazione di date e nozioni pressoché astratte, ma l’acquisizione della
consapevolezza che uomini, luoghi e pratiche sono prodotti storici. Ovvero che noi, il nostro paese, la nostra realtà quotidiana siamo ciò che siamo per la storia che abbiamo alle spalle e che le pratiche, i luoghi, gli uomini, mutano col passare del tempo.
In questo modo, da un lato, la storia sviluppa l’
empatia, perché ci mostra come i sentimenti e le preoccupazioni degli uomini siano rimasti costanti nel tempo, dall’altro ci insegna la tolleranza, facendoci vedere come questi aspetti assumano contorni differenti col mutare delle circostanze spazio-temporali. Lo studio della storia è tutto in questo gioco di prossimità e distanza.
La storia è allora una disciplina fondamentale nella formazione dell’individuo, che va affrontata nella sua duplice componente, narrativa e scientifica.
Per quanto riguarda la
dimensione narrativa, è fondamentale far prevalere le storie sulla Storia. Lasciamo gli eventi storici sullo sfondo, come punti di riferimento, e cerchiamo invece di raccontare (la dimensione del racconto è fondamentale) le storie concrete degli uomini nella loro quotidianità. È proprio questo aspetto a farceli sentire vicini, al di là delle distanze nel tempo e nello spazio.
Ma lo studio della storia è anche attitudine al rigore e alla
scientificità. Per poter lavorare su questo aspetto, è essenziale sperimentare direttamente il lavoro dello storico, che ricostruisce il filo degli eventi a partire dalle fonti orali, scritte, visive, materiali.
Come strutturare tutto questo in un percorso adatto ai bambini? Semplice. Prendete il classico programma svolto a scuola, rigorosamente strutturato in ordine cronologico, e buttatelo via.
Adesso
partite da vicino, nel tempo e nello spazio, e via via allargate lo sguardo a ritroso e sempre più lontano. Avete capito bene: non dovete partire dalla preistoria e arrivare metodicamente ai giorni nostri, ma cominciare da oggi, dal vostro bambino, e procedere all’indietro, accettando le inevitabili discontinuità del percorso.
Potreste cominciare con le foto di quando era piccino, poi con quelle della vostra infanzia, poi con gli album dei nonni, il tutto corredato da quei racconti e aneddoti di cui ogni famiglia è ricchissima.
Potreste andare a vedere i luoghi di cui avete parlato, fare domande ai parenti e poi, facilmente, vi prenderà la mano. Di generazione in generazione, di domanda in domanda, spulciando tra foto e lettere, leggende familiari e racconti di vecchie zie, vi troverete a dover raccontare la Seconda guerra mondiale, poi la Prima, poi il Risorgimento…
Se poi, come è successo a noi, ci prendete davvero gusto, comincerete ad aggirarvi con fare indagatore per archivi pubblici, cimiteri, comuni e parrocchie, a raccogliere dati mediante internet, trovandovi sommersi da notizie e documenti, medaglie di guerra e foto di passaporti. Per darvi l’idea di dove porta tutto ciò, noi stiamo lavorando al momento sugli antenati vissuti a metà ottocento, ma i bambini hanno scoperto che con gli archivi diocesani si può arrivare al 1770. E adesso dovremo organizzare una visita…
Naturalmente l’albero genealogico ha i suoi rischi. Se volete evitare l’imbarazzo di ritrovarvi rami delinquenziali o figli di N.N. (è statisticamente molto probabile…), potete ripiegare sulla storia locale.
Anche qui, partite da quanto è più vicino a voi,
intrecciando storia e geografia (come si dovrebbe sempre fare!) e raccogliendo testi di storia locale e testimonianze orali. Esplorate a fondo il territorio e non preoccupatevi se, come è naturale, troverete moltissimo di un epoca e nulla di un’altra. Facilmente finirete col conoscere perfettamente alcuni eventi e periodi chiave per il vostro territorio e ne trascurerete altri poco significativi. Quello che conta non è un nozionismo esaustivo, ma l’acquisizione di uno sguardo e di un metodo.
Tenete anche presente che, affrontato in questo modo, lo studio della storia (o geo-storia, come la chiamano più correttamente nelle scuole francesi) finisce col
comprendere tutte le altre competenze e ambiti disciplinari. Per fare un’indagine storica bisogna saper leggere, scrivere, disegnare, far di conto (“quanti anni aveva il bisnonno allo scoppio della guerra?”), ma anche conoscere le caratteristiche geofisiche del territorio, la sua economia, la vegetazione e la fauna, le attività produttive.
Insomma, l’insegnamento della storia diventa così un percorso articolato ed entusiasmante, che può costituire il fulcro del programma per più di un anno scolastico e che permette anche agli adulti di conoscere la propria storia e di riuscire finalmente ad apprezzare questo ambito del sapere, nonostante tutto quello che la scuola ha fatto per farcelo odiare.

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