Sense of humor, please

In ciascuno degli ormai numerosissimi testi di pedagogia, accademica o divulgativa, trovate una quantità di ricette magiche: l’ascolto, la natura, la disponibilità, l’amore… Tutte cose sacrosante, naturalmente. Ma il vero segreto di un educatore efficace l’ho trovato citato solo una volta, nel bellissimo libro L’arte dell’allattamento materno, curato dalla Leche League, che certo molte di voi conosceranno. Il testo è stato scritto a più mani dalle fondatrici, un gruppetto di iper-mamme, con almeno 6 figli a testa.
Ora, quando avete dai sei ai dieci figli, vi siete sicuramente sbarazzate di tutte le buone teorie pedagogiche: di sicuro ve n’è capitato almeno uno totalmente insonne, uno grande morsicatore, uno capriccioso, uno con problemi di apprendimento o comportamentali… Insomma avete capito che i bambini hanno, da subito, una loro spiccata personalità e che, nelle vostre mani, resta ben poco.
Che cosa hanno imparato allora queste iper-mamme dalla loro esperienza? Fondamentalmente due cose: “a ridere molto e a essere incredibilmente veloci nel correre!”
Nessun pedagogista ve lo dirà mai, ma queste sono le uniche cose di cui avete veramente bisogno.
Il
senso dell’umorismo, in particolare, è di vitale importanza. È quello che vi viene in soccorso quando (ed è cronaca vera!) il vostro pargolo treenne decide di esplorare le valenze semantiche del termine “stronzo”, e non lo fa, ovviamente, usando il dizionario, ma, da abile e scrupoloso scienziato quale è, sottoponendo allo stimolo linguistico diversi soggetti per saggiarne le reazioni: la nonna, il pediatra, la vicina, il superiore di papà… È evidente che in casi come questo, solo il sangue freddo e un grande senso dell’umorismo possono evitarvi di essere per sempre radiati dal consesso civile.
Il senso dell’umorismo non è affatto in contraddizione con la sana abitudine di
prendere sul serio i bambini. Per un certo periodo abbiamo avuto un problema con dei mostri nell’armadio. Saprete certamente di cosa parlo: sono quelle bizzarre e inopportune creature che vengono a piazzarsi per un certo periodo in armadi e ripostigli, oppure sotto i letti. Condividono per un po’ a modo loro la vita della famiglia e poi di solito se ne vanno pacificamente. Nel nostro caso l’infestazione era molto di disturbo, dato che riguardava l’armadio in camera dei bambini. Mio figlio non era affatto tranquillo e chiedeva dei provvedimenti. In preda a un’improvvisa ispirazione, prendo le matite colorate e disegno un mio autoritratto con gambe larghe, mani sui fianchi, sopracciglia aggrottate e bocca urlante. Insomma tutto il teatro di quando qualcuno l’ha fatta grossa.
“La mamma cattiva!”, grida mia figlia in visibilio. Il grande esamina il disegno, visibilmente soddisfatto, per sicurezza aggiungiamo una scopa, a monito per i mostri più audaci. Tutti trionfanti vanno ad appendere il disegno all’interno dell’armadio. Mio figlio assicura che, da allora, nessun mostro ha più avuto il coraggio di farsi vedere.

P.S. La leggenda universitaria racconta che Umberto Eco iniziasse il suo corso di semiotica con un indovinello: “Qual è la parola italiana con il maggior numero di consonanti in rapporto alle vocali?”
Davanti a un rispettosissimo ed attonito uditorio, prendeva il microfono e gridava: “S-T-R-O-N-Z-O!!”
Ora, io non so se il nostro treenne diventerà un importante semiologo, ma di sicuro la mamma di Umberto Eco doveva avere molto senso dell’umorismo…

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