Le domande dei bambini

Quando insegnavo i genitori mi chiedevano spesso come rispondere a quelle domande imbarazzanti che i bambini hanno il dono di porre con soavità e leggerezza nei momenti più imprevisti. Non so più che mi diede il consiglio giusto, ma gliene sono molto grata, perché mi ha evitato figure davvero meschine con i miei figli.
A una domanda si risponde innanzitutto con un’altra domanda. La più semplice può  essere: “In che senso?”. Oppure: “che cosa ti sembra strano?”. Insomma, prima di lanciarvi in una (più o meno tentennante) risposta, cercate di capire che cosa il bambino vi sta DAVVERO chiedendo.
Facciamo un esempio. Mio figlio maggiore mi chiede “come fanno a nascere i bambini?”. Bene, mi dico, un classico. Posso prenderla sul poetico oppure sullo scientifico-emancipatorio, comunque sia mi accomodo sul divano pronta a dare lezioni di vita. Per fortuna mi risuona il buon consiglio ricevuto: “In che senso?”. “Vedi, mi dice il pargolo, io capisco perché uno muore: c’è adesso poi non c’è più. Ma come fa uno che non c’era poi a esserci?”
Quanto sarei stata ridicola con una lezione di educazione sessuale? Così posso ancora cavarmela in corner e dire al piccolo teologo di parlarne a sera col papà che insegna filosofia: quello è pane per i suoi denti.
Un altro esempio. Sempre il mio figliolo (con lui bisogna andare particolarmente cauti) mi chiede se tutti hanno un papà e una mamma. Siete pronti a un dibattito sulle famiglie allargate o addirittura omosessuali? No, quello che gli interessa notare con entusiasmo è che il ritmo delle generazioni procede secondo le potenze di due: due genitori, quattro nonni, otto bisnonni, sedici trisavoli…
Ora io so che penserete che i miei figli sono un po’ strani, ma vi assicuro che no, tutti i bambini si fanno domande di questo tipo. Siamo noi che le banalizziamo e ci sforziamo di rispondere prima ancora di aver capito cosa ci viene chiesto. E invece con un semplice “Spiegami meglio” ci si apre un mondo meraviglioso, quello dell’anima del nostro bambino.

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