Educazione sentimentale

Per l’ennesima volta, si fa un gran parlare di educazione sessuale, intendendo con questo termine la conoscenza delle mere dinamiche riproduttive e contraccettive. L’OMS ha di recente diffuso un documento che consiglia l’introduzione dell’educazione sessuale fin dai primissimi anni di vita.

Ho già scritto altrove della necessità di comprendere bene le domande dei bambini per non deluderli con le nostre risposte, che spesso non sono all’altezza delle loro profonde domande. L’educazione sessuale è, in questo senso, un campo fortemente a rischio.

A ben pensarci, per spiegare a un bambino o a un ragazzo come si resta e non si resta incinta, non ci vogliono più di dieci minuti. Ma siamo davvero sicuri di avergli dato gli strumenti per affrontare questo aspetto centrale dell’esistenza? Accanto alla mera informazione scientifica risulta indispensabile un lavoro ben più profondo e delicato, costituito da una vera e propria educazione sentimentale, un aspetto completamente disatteso, per il quale lasciamo i bambini e i ragazzi in balia di telefilm, fumetti, libri di dubbia qualità.

Sicuramente bambini e ragazzi sono interessati al corpo e alla sessualità ed è bene che siano correttamente informati in proposito. Ma sono ancora più interessati alla sfera dei sentimenti, in una società che della sessualità tutto mostra e dei sentimenti tutto nasconde, sostituendoli con dei surrogati commerciali. A partire dai nove anni, e sempre di più, via via che ci si inoltra nell’adolescenza, il risveglio ormonale determina un interesse per questa sfera dell’esistenza, che radicata nel profondo cambiamento corporeo in atto, diventa sempre più centrale e pressoché totalizzante. Abbandonati a se stessi, affamati di sentimenti, bambini e ragazzi chiedono insistentemente storie di amore e di amicizia, come ben sanno gli sceneggiatori e i sedicenti scrittori di best seller per adolescenti.

Naturalmente questi prodotti commerciali stanno ai sentimenti come la frutta di plastica sta a quella vera, ma possono comunque costituire un punto di partenza per gettare un ponte tra noi e i nostri figli su questo argomento che dovrebbe costituire il centro di tutta l’educazione. Accostiamoci allora senza ironia ai loro eroi e ai loro modelli, magari leggiamo il loro libro preferito o vediamo con loro un telefilm o un cartone animato e chiacchieriamone senza ironia, con interesse, senza pensare troppo a dare modelli, ma ascoltando le loro riflessioni.

Con i bambini è più semplice, dato che hanno il dono di porre con semplicità domande esistenziali: ma Holly sarà innamorato di Patty? E poi che cosa vuol dire che è innamorato? Poi si fidanzano? (Per chi non lo sapesse, si tratta dei protagonisti della famosa serie anime Holly e Benji…). I bambini richiedono risposte semplici e chiare e spesso fanno osservazioni di raffinata psicologia.

Un passo successivo è quello di calare il mondo dei sentimenti nella realtà: il papà e la mamma come si sono fidanzati? Con un tono lieve e con l’indispensabile dose di umorismo, potremo raccontare i tratti essenziali della nostra storia di coppia. I bambini percepiranno in modo indelebile il fatto di essere frutto di una storia d’amore e questa consapevolezza li accompagnerà di sicuro nelle loro esperienze sentimentali.

Il racconto della propria storia d’amore non è adatto solo ai bambini. Non è mai troppo tardi per raccontare ai figli da dove vengono e com’era la vita dei loro genitori prima di loro. L’attenzione e il coinvolgimento degli adolescenti su questo argomento può essere davvero sorprendente, se solo si riescono a trovare il tono e il momento giusto per stabilire un contatto sull’argomento. Ascoltiamo le loro domande, le loro osservazioni e le loro inevitabili ironie e cerchiamo di rispondere a tono, senza la pretesa di insegnare qualcosa o di imporre un modello, ma semplicemente per raccontare quella che è anche la loro storia, prima di loro.

Può darsi che ci riesca difficile parlare dei nostri sentimenti, molto più di quanto lo sia parlare di contraccettivi. Ma si tratta di un aspetto cruciale, che forse servirà molto anche a noi, perché non si smette mai di imparare e l’educazione sentimentale non può che durare tutta la vita.

 

P.S. per le mamme innamorate di Oliver Hutton

Qui trovate l’episodio centrale (nel cartone animato non c’è…), con alcune avvertenze:

  • i manga si leggono da destra verso sinistra
  • il nome originale di Holly è Oozora Tsubasa, quello di Patty è Sanae Nakazawa
  • non aspettatevi brodaglie melense del tipo: “Dalla prima volta che ti ho visto…”: qui la questione è se il Nostro Eroe sia o no un vero uomo
  • preparate i fazzoletti: è straziante…
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