L’homeschooling, pro e contro

Ogni scelta educativa andrebbe pensata non come una presa di posizione ideologica che definisce la nostra identità, ma come uno strumento finalizzato al benessere del singolo, specifico bambino. In questo senso la scelta della scuola (statale, privata, con metodo didattico speciale) o, addirittura, dell’homeschooling va fatta valutando i pregi e i difetti che ciascuna strada inevitabilmente presenta, optando poi per quella che risulta più adatta al nostro bambino.

Il pregio maggiore dell’homeschooling rispetto alla scuola, è senza dubbio la flessibilità. Metodi, materiali, tempi di apprendimento possono essere scelti e calibrati sulle esigenze del singolo bambino. Questo risulta particolarmente utile quando i canali di apprendimento privilegiati dal bambino non sono quelli logico-verbali, caratteristici dell’insegnamento scolastico.

A casa è possibile strutturare dei percorsi in cui contenuti e competenze tradizionali, come la grammatica o le tabelline, vengono affrontati attraverso strumenti inusuali, come il movimento, la musica, il disegno, la narrazione.

La possibilità di lavorare secondo un ritmo personalizzato è preziosa per quei bambini che faticano a concentrarsi per tempi lunghi e hanno bisogno intervalli frequenti, o per coloro che hanno necessità di studiare per più giorni di seguito un medesimo argomento per poterlo assimilare bene, prima di passare a qualcos’altro.

L’homeschooling consente anche una personalizzazione dei contenuti: ci si può soffermare più a lungo su un argomento che è risultato particolarmente difficoltoso o che ha suscitato uno specifico interesse.

Tutto viene fatto con maggiore calma e con la totale attenzione dell’insegnante, che non deve disperdersi tra tanti alunni.

Nella pratica, però, la libertà didattica risulta comunque limitata dalla necessità di seguire, almeno in linea di massima, i programmi in uso nelle scuole, in particolare se si sostiene l’esame annuale (sulla cui obbligatorietà sussistono pareri controversi).

In realtà, i programmi ministeriali lasciano ampia libertà, e quindi ci sono i margini per personalizzazioni radicali del programma, che possono risultare utili in caso di esigenze particolari.

Più in generale, però, un programma fortemente differenziato rispetto a quello in uso nella maggioranza delle scuole, rende difficile o estremamente problematico l’eventuale inserimento a scuola. Contenuti e tempi assolutamente differenti rispetto a quelli scolastici, significano una scelta a priori rispetto alla carriera scolastica del bambino.

Un inserimento a scuola richiederebbe in questi casi tempo e fatica, magari la necessità di mettere il bambino in una classe inferiore rispetto alla sua età. Nulla di insormontabile, ma tutti aspetti che devono essere ben valutati quando si fa questo tipo di scelta. Il percorso scolastico dura anni e può sempre accadere ch, per necessità o per scelta, ci si trovi a effettuare un inserimento scolastico. In questi casi, un curricolo che costeggi comunque il percorso scolastico si rivela molto utile e permette al bambino di vivere in maniera positiva il passaggio.

Dal punto di vista strettamente pedagogico, l’homeschooling sembra costituire la realizzazione del sogno dei teorici della scuola attiva ovvero l’idea di una coincidenza tra vita e scuola. Secondo questo approccio, l’istruzione avviene nella modalità della formazione diffusa, ovvero attraverso l’interazione con l’ambiente, senza bisogno di alcuna formalizzazione.

Senza dubbio con l’homeschooling è possibile sfruttare al massimo la forza dell’apprendimento spontaneo dei bambini, che sono naturalmente curiosi nei confronti di tutto ciò che li circonda.

D’altro canto, l’idea che la formazione diffusa (o unschooling, come viene a volte chiamato) possa costituire l’intera istruzione, è un’idea che presenta indubbiamente dei limiti.

La formazione diffusa è senz’altro più che sufficiente per i primi due anni della scuola elementare. Poi, all’incirca a partire dai nove anni, sono i bambini stessi a chiedere dei percorsi più strutturati e addirittura delle vere e proprie autoverifiche per capire se e cosa hanno imparato.

I teorici della pedagogia attiva, a partire dallo stesso Rousseau, conoscevano bene il grande limite di questo approccio: perché il bambino possa essere lasciato libero, l’ambiente in cui si muove dev’essere rigorosamente e minuziosamente controllato e strutturato. Fortunatamente l’ambiente sfugge sempre al nostro controllo, altrimenti ci ritroveremmo in un angosciante ibrido tra “Emilio” e “The Truman show”.

La scuola, invece, ha dalla sua uno spazio (l’edificio scolastico) e un tempo (l’orario delle lezioni) fortemente strutturati, che quindi producono un forte effetto sui bambini, imponendo di per sé dei limiti e delle regole.

Lo spazio-tempo scolastico non costituisce certo l’opzione ottimale per l’apprendimento, come dimostrano numerosi studi, ma risulta comunque un contenimento forte e facilmente percepibile. Se da un lato ciò costituisce un vincolo, dall’altro è indubbiamente una risorsa. È molto più facile focalizzare la propria attenzione su un’attività quando ci si trova in uno spazio a essa preposto. Lo sa bene chi lavora a casa. Un ambiente non specifico richiede un maggiore sforzo di volontà e di autodisciplina da parte del singolo, al punto che diventa naturale ritagliare anche a casa degli spazi e dei tempi specifici per la scuola.

La mia esperienza, confermata da molte altre famiglie homeschoolers, smentisce categoricamente il pregiudizio secondo cui i bambini istruiti a casa sono poco socievoli. Al contrario, sono bambini molto aperti alle amicizie, ben disposti verso gli altri e del tutto privi di quelle dinamiche di esclusione e competizione che, purtroppo, spesso il contesto istituzionale produce. È vero, però, (e questo costituisce, almeno secondo i miei figli, il difetto più grave dell’homeschooling) che restando a casa si entra in contatto con un numero decisamente minore di bambini rispetto a quando si va a scuola.

È innegabile, poi, la carenza di una dimensione sociale dell’apprendimento. Una buona scuola dà la possibilità di sperimentare lavori di gruppo, iniziative collettive, recite e saggi, che nel contesto familiare non sono possibili se non in forma molto ridotta. Anche il confronto con gli altri risulta utile nel comprendere quali sono le proprie difficoltà e nel superarle.

In particolare, la possibilità di imparare nel piccolo gruppo dei pari consente al singolo di andare oltre i propri limiti e di apprendere con maggiore facilità, come hanno dimostrato Vygotsky e il Reggio Approach, che sulle sue osservazioni ha fondato uno dei migliori metodi pedagogici moderni. Si tratta di una modalità che andrebbe utilizzata al massimo anche nelle scuole stesse, perché costituisce senz’ombra di dubbio uno dei migliori veicoli di apprendimento.

Un’innegabile difficoltà dell’homeschooling è costituita dall’aspetto pratico dell’organizzazione familiare: seguire l’istruzione del figli è un vero e proprio lavoro a tempo pieno, fosse anche solo per il fatto che i bambini sono sempre a casa. E un lavoro non retribuito. Molte famiglie homeschoolers fanno correttamente notare che nel bilancio familiare bisogna calcolare anche una serie notevole di risparmi che questa opzione porta con sé, ma è fuor di dubbio che si tratta di una vera e propria scelta di vita.

Come pedagogista, ho osservato che il più grande lascito dell’esperienza dell’homeschooling è per i bambini la consapevolezza metacognitiva, ovvero la coscienza dei propri processi di apprendimento. Si tratta di uno strumento preziosissimo, che li mette in grado di elaborare e strutturare in ogni situazione delle strategie di apprendimento adeguate e quindi di apprendere per tutta la vita. Se la formazione è sempre, prima di tutto, autoformazione, l’homeschooling accresce questa consapevolezza in modo esponenziale, sia nei bambini che nei genitori.

In conclusione, nella nostra esperienza, possiamo con certezza affermare che, se concepite come strumenti finalizzati al benessere dei bambini, la scuola e l’homeschooling non solo non sono incompatibili, ma anzi possono trarre sempre nuovi stimoli e nuova linfa gli uni dagli altri. E che non si dà una scelta migliore in assoluto, ma solo una scelta adatta a quel bambino e a quella famiglia in quello specifico momento del loro percorso.

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